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Nel Veneto sott'acqua una terra lasciata sola
L'entusiasmo dei volontari, la rabbia per gli aiuti che non arrivano, la voglia di protesta fiscale. Viaggio nel Veneto ancora invaso dal fango. Centinaia di sfollati, migliaia di volontari, aziende in ginocchio. Mentre cresce la rabbia per la risposta debole delle istituzioni di Roma. "I leghisti si occupano di sagre e dialetto, cose di un'identità inventata". E gli imprenditori si preparano allo sciopero fiscale
di FABRIZIO RAVELLI

VICENZA - Si dovevano ascoltare i poeti. Come Andrea Zanzotto, quando prevedeva che questa terra palladiana finisse maciullata "sotto i cingoli dei diluvi". Lui, il grande vecchio che tutto vede dalla sua casa di Pieve di Soligo, si sente "asserragliato": "La cosa terrificante è che, per quanto fosse prevedibile qualcosa di spaventoso, non si è mosso un dito per fare quel minimo necessario di prevenzione. Se si ha amore, anche i grandi disastri possono essere arginati". Gli argini, invece, si sono sbriciolati. Il sindaco Achille Variati li indica dal Ponte degli Angeli, vestito con una giacca gialloblu della Protezione civile, mentre marcia a passo di carica. Il Bacchiglione scorre fangoso, ma (quasi) placato: "Una settimana fa l'acqua arrivava a filo del ponte, cioè cinque metri più in alto di adesso".
Tutto intorno, fra piazza Matteotti e piazza XX settembre, si andava in canotto. Il fiume è sceso, restano sacchetti di sabbia agli angoli delle case, idrovore in funzione a svuotare le cantine, la tenda dei volontari proprio di fronte al Teatro Olimpico che, per poco, non è finito sotto. Variati è un tranquillo esemplare di purissimo democristiano, guida una giunta di centrosinistra, mostra con un accenno di commozione la casa del suo maestro Mariano Rumor. Ma l'emergenza l'ha trasformato. Aveva da affrontare danni immensi, centinaia di sfollati, aziende in ginocchio. La paura e la rabbia dei veneti, che per l'ennesima volta si sentono periferia, e non hanno tutti i torti. Il suo lavoro l'ha fatto con piglio churchilliano: "Vi prometto solo fango!", ha detto in tv ai ragazzi vicentini, chiamando alla mobilitazione. E quelli hanno risposto in 2500: "Un minuto dopo, arrivavano le prime telefonate. Sono stati fantastici". E sono ancora qui: studenti, disoccupati, operai, badanti rumene, neri africani, rom. Stanno sporchi di fango a spalare, da una settimana.
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